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lunedì 6 gennaio 2014

IL MERCATINO DELL'USATO E DEL COLLEZZIONISMO. COME, DOVE E PERCHE' NASCE . . .

Un tempo si svuotavano cantine e soffitte per fare
spazio o per liberarsi di pezzi di arredamento inutilizzati da anni. Oggi, con la crisi che strangola tante famiglie, vendere vecchie poltrone, ma anche abiti, libri, dischi e oggettistica per la casa diventa una necessità per far fronte alle spese quotidiane. E sono sempre più le famiglie che scovano nei bauli oggetti che trovano un nuovo utilizzo grazie a chi li acquista da Portobello, il mercatino dell'usato che si trova a Ponte e che da quindici anni dona nuova vita a oggetti dimenticati.
Tutto iniziò nel 1998, quando un giovane bellunese decise di mettersi in gioco sfidando un ambiente forse non ancora pronto e sufficientemente aperto a un sistema di compravendita dell’usato che aveva, al contrario, già trovato positivo riscontro nelle vicine province trevigiane e vicentine. Fu proprio una visita a uno di questi magazzini pieni di passato, permeati dall'odore di antico e di vissuto, a convincere Stefano De Barba ad aprire Portobello.
«All'inizio era un semplice deposito di mobilia varia, recuperata dai parenti e dagli amici, da chi voleva disfarsi delle proprie cose o da chi sperava di poter rimediare qualche soldo dalla vendita di beni», racconta. Con il tempo però, Portobello si è ingrandito, e negli 800 metri quadri che occupa oggi si possono trovare oltre 20 mila articoli, che vanno dal mobile al lampadario, dall’abito nuziale al body bimbo, dal set tazzine da collezione al quadro d'autore, fino ai fumetti, al vinile ricercato, la bigiotteria, il best seller letterario dell'anno. «Il cliente è vario, e noi cerchiamo di andare incontro alle sue aspettative, che cambiano nel tempo», continua il titolare dell'attività. Negli anni hanno varcato la soglia di Portobello collezionisti a caccia di tesori nascosti e proprietari di immobili da affittare che avevano bisogno di arredare in parte gli appartamenti, bellunesi e anche tanti turisti, incuriositi dalla quantità di materiale.
Negli anni è cambiata la tipologia di chi si rivolge a Portobello per vendere qualcosa. «Oggi il riciclo non è più una moda ecologista o la mera esigenza di fare spazio in casa per riempirla di cose nuove: è una nuova necessità, dettata dal risparmio o dal bisogno», continua De Barba.
Oggi, insomma, non ci si può più permettere di sprecare nulla, e vendere oggetti che non si usano più aiuta tante famiglie a far fronte alle piccole o grande spese quotidiane. E aiuta chi è in difficoltà a trovare merce a buon prezzo. Lo dimostra il reparto abbigliamento, inaugurato nell'agosto del 2010, dove si trovano abiti a prezzi molto contenuti: «Non posso permettermi di fare magazzino, quindi a fine stagione tutto l'invenduto deve essere ritirato dai clienti (che lo possono riportare la stagione successiva). Altrimenti finisce nel bidone della Caritas», spiega De Barba. I capi estivi vengono ritirati dal 1° marzo alla fine di agosto, quelli invernali dal 1° settembre al 28 febbraio. Poi c'è la panchina. Si trova all'ingresso del mercatino, e ospita gli oggetti non ritenuti vendibili, ma che magari possono interessare a qualcuno che li può prendere gratis. «Questi articoli possono essere prelevati anche fuori orario di negozio, quindi le persone più bisognose possono conservare la loro privacy», continua De Barba. E i prelievi sono costanti. Oggi questo nuovo trend di fare economia sta facendo il giro d'italia, arrivando anche in Toscana, dando vita ad un vero e proprio mercato all'aperto, come ad esempio a Poggio a Caiano, un piccolo paesino alle porte di Firenze, dove tante sono le iniziative a cura della Pro-Loco. 

Come ad esempio sotto il periodo natalizio, il mercatino dell'antiquariato e del collezionismo ha fatto parte di una suggestiva scenografia natalizia, nel centro storico della città e precisamente in  piazza XX settembre a POGGIO A CAIANO Un  Mercatino di Natale, allestito in caratteristiche casette in legno, con il meglio delle prelibatezze culinarie e della produzione artigianale locale, nazionale e internazionale, oltre ad addobbi per l’albero, statuine per il presepe e tante idee regalo.

domenica 4 agosto 2013

Spending Review delle famiglie italiane. Cinghia stretta su qualita' e quantita'.

Un'analisi della Confindustria analizza la spending review delle famiglie italiane, con una spesa media annua ridotta nel 2012 a 26.100 euro, con un taglio di 3.660 euro rispetto al 2007.
Insomma cinghia stretta su qualita' e quantita' e sacrificate addirittura le spese primarie meno toccate nella prima parte della crisi e il suo perdurare  e' stata la seconda recessione che ha colpito l'Italia, dal secondo semestre 2011, generando gravi effetti sulle possibilita' di spesa delle famiglie.
Uno spending review per le famiglie italiane che per il centro studi di Confindustria e' dovuto a determinanti oggettive: in primis, i posti di lavoro persi, 690 mila occupati in meno tra 2007 e 2012 e l'aumento di tasse dirette e indirette, peggiorando di molto i bilanci familiari.

Un spesa complessiva per consumi finali arretrata del 6,6%, in termini reali e  dover stringere di piu' la cinghia sono quelle famiglie di coppie senza figli con un capofamiglia tra  i 35 ed i 64 anni, con una sofferenza maggiore per le famiglie che vivono giu' nel meridione.

Ed e' proprio da questi fattori che sono cambiate le abitudini di spesa degli italiani, con una riduzione dei consumi superflui e una corsa ai discount, con un occhio di riguardo alle promozioni e agli sconti, ed uno scivolamento dai prodotti di marca verso i prodotti commerciali e quelli unbranded, in poche parole, si compra meno in quantita' e si sacrifica sempre piu' spesso la qualita'.
I prodotti che vengono acquistati sempre di meno sono pane e cereali, - 14,8% tra 2007 e il 2011, per un rispermio di 141 euro annue, riducendo anche le spese per le visite mediche con una percentuale di risparmio  di -25,3%, 110 euro risparmiati.

Si comprano sempre meno riviste e giornali e scende a -23,1% la spesa in abbigliamento con un risparmio di circa 309 euro all'anno, giustamente c'e' da dire inoltre che le abitudini di spesa cambiano in base alle tipologia di famiglia.

martedì 5 marzo 2013

IL TRISTE CROLLO DELL'ORO, CHE ULTIMAMENTE LUCCICA . . . COME UNA LATTINA ARRUGINITA.

La scorsa settimana la caduta dell'oro ha creato tanto caos, fino a portarlo a $14 durante il mercato londinese spiegava il Time 37 anni fa, commentando il crollo dai $198 all'oncia che erano stati raggiunti all'inizio del 1975. Il minimo di 31 mesi toccato in quei giorni, a $105,50 all'oncia era un livello disastroso per i goldbugs, che non molto tempo fa predicevano un prezzo di $300 o piu. Infatti un video del Wall Street Journal della scorsa settimana diceva cosi': " si tratta solo di una commodity che si riteneva avrebbe raggiunto e superato i $2000 all'oncia, che ha avuto un rialzo quasi esponenziale, l'oro purtroppo hacambiato direzione. E' chiaro pero' che si tratta pur sempre di una ossibilita'. La cosa certa e' che il Bull Market dell'oro del XXI secolo sta, per cosi' dire, lasciando l'era dell'innocenza. Infatto proprio in quel febbraio di dieci anni fa che il numero di contratti futures bullish al Comex aperti da trader speculativi, supero' per la prima volta la soglia di 100.000. Infatti come si legge su alcuni quotidiani come il Time, l'oro ultimamente luccica come una lattina arruginita.

sabato 19 gennaio 2013

Disoccupazione Italia: persi piu' di 500mila posti di lavoro in 4 anni.

Si fa sempre piu' tragico il problema dell'occupazione in Italia, dove addirittura negl ultimi 4 anni ha lasciato a casa piu' di 500mila persone, per essere piu' precisi, 567 mila occupati senza piu' un posto di lavoro. Un tasso di occupazione nel terzo trimestre del 2008 del 59% pari a 23.480.017 persone occupate, scendendo dopo appunto 4 anni al 56,9% pari a 22.940.000 di occupati. Quattro anni di dura crisi dove ha visto il cittadino, lottare duramente per difendere il proprio posto di lavoro, fino al crollo totale, bruciando appunto questo numero esagerato di occupati, e a darci conferma di tutto questo e' proprio l'osservatorio Cig-Occupazione della Cisl su alcuni dati Istat. Una piega che e' andata sempre di piu' attorcigliandosi, fino ad arrivare al secondo bimestre 2012, dove ha visto anche una lunga permanenza di occupati con piu' di 50 anni, dovute alle riforme sulle pensioni del precedente governo dando un segnale un po' negativo sull'economia del paese. Infatti in questo periodo sono diminuiti i contratti a tempo indeterminato e sono aumentati quelli a termine che riguardano in tal caso le fascie inferiori, e diciamo che questo flusso potrebbe essere uno spiraglio, sia per un nuovo metodo di occupazione in Italia, affinche' l'economia riprenda e possa ristabilire il mondo dell'occupazione. E' cosi' lavoro flessibile e part-time hanno contribuito ad evitare un calo maggiore del tasso di occupazione, ma nonostante cio' l'industria Italiana, mostra ancora forti segnali di sofferenza.